«Non si tratta di memoria.
Si tratta della consapevolezza di un pericolo, un pericolo di cui si è consapevoli
dal momento stesso in cui ci si rende conto della sua esistenza.
Da quando si è capito che era un’illusione credere che il processo civilizzatore fosse irreversibile —
e quindi che questo pericolo rimarrà sempre attuale.
E si tratta di qualcosa che chiamerei una vergogna che arriva fino alla sostanza antropologica.
Una vergogna che, separata dalla questione della colpa,
investe chiunque sia disposto a lasciarsi investire.»
— Jan Philipp Reemtsma
sociologo, studioso della società
in: «Wozu Gedenkstätten?», Mittelweg 36, aprile/maggio 2004, p. 62



